Islamabad, Pakitan. La Cina si è dimostrata interessata a importare cani e asini dal Pakistan, hanno dichiarato i funzionari di governo a una commissione parlamentare, mentre il Paese, che si trova in ristrettezze economiche, sta cercando di superare una grave crisi economica. Il senatore Abdul Qadir ha inoltre informato la commissione che l’ambasciatore cinese ha parlato più volte dell’esportazione di carne dal Pakistan.

Durante un briefing sulle importazioni e le esportazioni tenutosi lunedì tra i funzionari del Ministero del Commercio e la Commissione permanente del Senato, uno dei membri di quest’ultima, Dinesh Kumar, ha dichiarato che la Cina ha espresso interesse a importare cani e asini dal Pakistan, secondo quanto riportato da Geo News.

Il senatore Abdul Qadir ha anche informato la commissione che l’ambasciatore cinese ha parlato più volte di esportare carne dal Pakistan. Uno dei membri della commissione ha anche suggerito che, poiché gli animali sono relativamente più economici in Afghanistan, il Pakistan potrebbe importarli da lì e poi esportare la carne in Cina.

Tuttavia, il comitato è stato informato dai funzionari del ministero del Commercio che l‘importazione di animali dall’Afghanistan è stata temporaneamente vietata in quanto sono stati segnalati casi di malattia della pelle grumosa (ovvero Dermatite nodulare contagiosa) tra gli animali del Paese vicino.

L’interesse della Cina per gli asini è dovuto al fatto che la pelle dell’animale viene utilizzata per la produzione di medicinali tradizionali cinesi, l'”eijao” o gelatina di pelle d’asino che si suppone abbia proprietà medicinali, tradizionalmente utilizzate per nutrire il sangue e rafforzare il sistema immunitario.

Mentre dal punto economico e finanziario si configura come una delle maggiori potenze mondiali, la Cina resiste in modo incredibile ad una vera modernizzazione della sua medicina. Una gran fetta del paese (evidentemente la più fragile dal punto di vista culturale) purtroppo continua a dare adito alle antiche credenze legate alla medicina tradizionale che fa strage di animali di tutte le specie a causa di infondate proprietà medicamentose di parti del corpo di queste povere creature.

Il Pakistan, che ha la terza più grande popolazione di asini al mondo, con 5,7 milioni di animali, ha già esportato gli animali in Cina.

L’anno scorso, il governo del Punjab ha creato un allevamento di asini su una superficie di 3.000 acri nel distretto di Okara, nella provincia del Punjab, con l’intenzione di esportare gli asini per contribuire all’esaurimento delle riserve di liquidità del Paese.

La fattoria, prima nel suo genere, di proprietà del governo, è utilizzata per allevare asini di “grandi razze”, tra cui quella americana, per aumentare le esportazioni verso la Cina e altri Paesi. In passato la Cina importava le sue scorte di asini dal Niger e dal Burkina Faso, fino a quando i due Paesi dell’Africa occidentale non ne hanno vietato l’esportazione.

La notizia che riportiamo da un media nazionale indiano non contiene però ulteriori informazioni circa l’interesse della Cina ad importare cani, che destinazione vorrebbe dare loro e se già in passato questo commercio è già avvenuto.

Immaginiamo che sulla questione si voglia conservare riserbo, consapevoli che l’uscita di questa notizia con maggiori dettagli (temiamo si tratti di importazione per fini ‘alimentari’) potrebbe – anzi ne siamo sicuri – sollevare le proteste dell’occidente, insieme anche a quelle degli attivisti presenti in Cina e delle diverse organizzazione animaliste che lottano da anni contro il dog meat trade.

Ci spiace constatare ancora una volta che la Cina dimostri di tenere una facciata istituzionale – con poche, pochissime concessioni alla lotta al mercato di carne di cane e di gatto – e un’altra in cui, infischiandosene delle critiche che le vengono dal resto del mondo, continua con i suoi ‘sporchi’ (nel vero senso della parola) commerci, senza parlare del rischio reale dello scoppio di nuove pandemie da quelle bombe a orologerie che sono i loro mercati umidi.

Fonte: Outlookindia.com

 

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