Lo ha ribadito l’esploratrice subacquea Valerie Taylor di cui a luglio è uscito il docu-film ‘L’amica degli quali, nella serie curata da National Geographic e distribuito dalla piattaforma streaming della Walt Disney.

Una storia personale e professionale, quella della 85enne australiana, che ricorda molto da vicino quella dell addestratore di delfini, Richard O’Barry, poi pentitosi per aver contribuito alla vita grama di questi meravigliosi animali marini nei delfinari e zoo acquatici americani. Un pentimento e un capovolgimento totale di vita che lo ha fatto diventare uno dei maggiori attivisti per la difesa della libertà dei cetacei dai varii ‘sea world’ purtroppo sparsi nel mondo e, vincitore col suo ‘The Cove’, di un premio Oscar.

Auguriamo lo stesso successo per il docu-film dedicato a questa paladina nella difesa degli ultimi squali esistenti al mondo, la maggiore esperta mondiale di questi pesci preistorici; il documentario ha infatti come finalità la denuncia di come in tutti i mari dove una volta le varie specie di squali erano abbondantemente presenti, questi pesci siano praticamente spariti. Le cause sono diverse: pesca scriteriata, la cattiva fama diffusa da film di cattivo gusto (alla cui realizzazione contribuì la stessa Taylor), fino alla corruzione, difficile da combattere, che esiste tra i guardiani di aree marine protette che, in cambio di denaro, hanno permesso e permettono a pescatori senza scrupoli di pescarli e ucciderli proprio lì dove dovrebbero essere protetti.

La Taylor ha dichiarato al Corriere della Sera qualche giorno fa:

Valerie lei è una leggenda: oltre 10 mila volte sott’acqua in settant’anni. E’ vero che ancora si immerge negli Oceani per andare a trovare i suoi amici dai denti affilati? Ho letto le cronache di sue immersioni a Milne Bay in Papua New Guinea…
«Sì sono scesa nelle acque di Milne Bay l’anno scorso: non c’era neppure uno squalo, in un posto dove un tempo ce n’erano tantissimi. Non ne abbiamo visto uno nell’arco di due settimane. Credo siano tutti morti. I cinesi sono stati lì a pesca… è una tragedia, la gente del vicino villaggio era triste perché un tempo vivevano della pesca ed ora devono confrontarsi con un mondo diverso. Ne sono stata sconvolta, non voglio più tornarci. La carne di squalo è ancora considerata pregiata in molti stati asiatici. E anche se in Cina e ad Hong Kong negli ultimi dieci anni campagne contro il consumo di pinne di squalo hanno portato a una riduzione della domanda, diverse specie di pescecane sono sottoposte a pesca intensiva e sono ormai vicine al rischio estinzione. Proprio un’armata di pescherecci cinesi sono oggi sotto accusa per la pesca di squali e altre specie protette che assedia le Galapagos. Tornando all’Indonesia, dal 2013 il governo di Giacarta ha dichiarato l’intera area marina “santuario degli squali” proteggendo questa specie dai pescatori cinesi. Ma professionisti e turisti con la mania del fucile subacqueo pagano ingenti somme per corrompere chi dovrebbe vegliare sulla tutela degli squali, delle mante, dei dugonghi come dei coralli più belli (se ne contano 600 tipi), dei pesci pappagallo e di 6 delle 7 specie di tartarughe marine ancora esistenti al mondo».

Ci auguriamo che questo docu-film sia diffuso anche nelle scuole perché è importante spiegare anche alle nuove generazioni che non esistono animali ‘assassini’ o ‘mangiatori di umani’ come certi brutti film o documentari di serie z ci hanno fatto credere per generazioni. E’ urgente far capire poi a tutti che solo gli animali carnivori uccidono altre specie per sopravvivere e che in nessun caso una specie animale ha l’uomo nella sua catena alimentare, mentre in quella umana purtroppo è annoverato un numero impressionante di animali, spesso sterminati fino all’estinzione.

Fonte: https://bit.ly/2TE5bLQ

 

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