Mentre il mondo occidentale e gli altri stati ‘benestanti’ della Terra stanno dibattendo sulla opportunità di estendere a tutti la terza dose di vaccinazione (leggi: non siamo ancora fuori dal pericolo pandemia) e ai Paesi in via di sviluppo (leggi: poveri) arrivano i vaccini rifiutati da quelli ricchi, a Belén in Perù, riapre il più grande mercato di animali selvatici e wetmarket del paese. Qui come in Cina e in Indonesia, parti anatomiche di animali prevalentemente selvatici, spesso a rischio estinzione, sono considerati rimedi improbabili di malattie e patologie comuni o amuleti contro i pettegolezzi.
Una recente indagine di una associazione animalista locale ha rivelato che, nella maggior parte di questo grosso mercato dell’Amazzonia peruviana, ci si può imbattere in scenari orrifici: si possono trovare sia pezzi di animali essiccati (genitali di delfino rosa, zampe di bradipi, pelle di leopardo), oppure animali selvatici vivi o macellati (carne di tartaruga).

La pandemia e la diffusione del Covid-19 che erano riusciti a chiudere i wet market cinesi per tre mesi e aveva spinto l’OMS a emanare linee guida per lo svolgimento di questi mercati umidi, avevano determinato anche in Perù la sospensione di smerci di animali selvatici e non, in questi mercati.

È evidente che non si è imparato nulla da quasi un anno e mezzo di lockdown, da economie nazionali messe in ginocchio, dalla difficoltà ancora attuale di riportare alla normalità la nostra vita: tutto ricomincia come prima della pandemia solo in questi mercati, come nulla fosse accaduto, riproducendo tutte quelle situazioni ad alto rischio (se non certo) di spillover o zoonosi, passaggio cioè di virus pandemici dagli animali selvatici all’uomo che non dispone di un sistema immunitario adeguato per contrastarli.

Incredibilmente il commercio illecito è ripartito come prima – lui sì tornato alla ‘normalità’ tanto reclamata – e così animali vivi vengono ceduti come animali da compagnia o per essere macellati successivamente a casa, o già a pezzi, macellati in loco. Mentre altri animali selvatici smembrati, quali genitali di delfini, denti di giaguaro, artigli di bradipo, vengono venduti come rimedi della medicina tradizionale, acquistati dai locali o dagli stranieri che li immettono illegalmente nei paesi d’origine come souvenir.

La ripresa delle attività illegali in questo grandissimo mercato porta – va detto – la firma dell’assenza di controllo sia da parte delle autorità locali sia delle agenzie internazionali per la salute pubblica che sembrano vittime, anche loro, di un pericoloso calo di attenzione e allerta su tutti quei luoghi che sono bombe ad orologeria e probabili nuovi focolai di zoonosi e quindi diffondere nuove pandemie.

L’ignoranza e l’assenza di empatia verso gli animali sembrano essere più forti rispetto ad un minimo di buon senso e di autoconservazione lungimirante che dovremmo pur avere, almeno verso noi stessi. Nemmeno quelle.

ph. credit: World Animal Protection
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