In barba a tutto ciò che abbiamo passato a livello globale nell’ultimo anno e mezzo e, quindi, al rischio sanitario oggettivo che rappresentano i mercati umidi (wet-market), il Festival di Yulin è ricominciato, puntuale come tutti gli anni. Un incubo ricorrente che non si arresta.

Solo apparentemente le cose vanno meglio, perché i macellai e i mercanti dei wet market, durante i giorni del festival, fanno molta più attenzione alle regole. Quindi, se anche in apparenza diventa più raro vedere le scene da mattatoio a cielo aperto a cui abbiamo assistito nei nostri primi anni di attivismo, sono ancora troppi i cani che continuano a essere uccisi per strada e le decine di migliaia di animali che riforniscono i due mercati umidi di Yulin, difficilmente rispettano le regole su trasporto e certificazioni medico-sanitarie imposte di recente.

In questo periodo dell’anno è vero che i riflettori sono puntati su Yulin (cosa molto utile perché lo stigma internazionale che si concentra in questi giorni fa sì che se ne parli su molti media), ma il problema del commercio della carne di cane è nazionale e dura tutto l’anno. Si stima infatti siano circa 30 milioni i cani macellati in Cina, Corea, Vietnam, Cambogia, Laos e in alcune zone indiane e thailandesi.

C’è sicuramente uno spiraglio di luce in fondo al tunnel: si macellano meno animali in generale, un po’ a causa della pandemia stessa, un po’ per l’aumentare delle regole intorno a questo tipo di mercato. Ma più di tutto: “C’è un cambio generazionale, i giovani sono molto più sensibili al tema”, dichiara il nostro presidente, Davide Acito a Le Iene. “Questo è ancora più importante delle azioni diplomatiche e delle proteste: l’arma più potente è il cambio di generazione, più coscienziosa e vicina ai diritti degli animali. I giovani vogliono essere più vicini al resto del mondo su questo tema

La guerra è ancora ben lontana dall’essere vinta, per questo APA quest’anno ha rafforzato la sua azione di contrasto contro il dog meat trade, organizzando prima del Festival, una raccolta-firme/petizione destinata alle istituzioni del Comune di Yulin, ovvero una lettera di protesta da parte degli italiani; poi un flashmob davanti all’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese il primo giorno del Festival a Yulin, conclusasi con la consegna a mano della lettera all’Ambasciatore. Nessuno dall’Ambasciata ha preso in carico la lettera, in ogni caso è stata recapitata e si spera che un funzionario la abbia potuta leggere.

Nelle stesse ore in Cina, intorno alla città di Yulin, si metteva in atto il nostro intervento: i nostri attivisti locali, guidati in remoto da Davide Acito, hanno salvato diversi cani da una fine atroce. 13 cani sono stati strappati dalle mani di gente senza scrupoli che li avrebbero destinati al mercato della carne di cane di Yulin. Si tratta purtroppo di cani che versavano in condizioni disperate a causa del trasporto disumano che avevano già subito e a cui i nostri veterinari hanno diagnosticato il cimurro: una malattia difficile da curare e che è molto facile che passi all’uomo, soprattutto se mangiati. Il problema sanitario rimane quindi elevatissimo in queste zone, dove c’è un elevato numero di casi rabbia, non solo tra i cani, ma anche tra gli umani.

Gli angeli di Yulin strappati al mercato umido, sono attualmente tutti ricoverati in cliniche specializzate dove molti di loro stanno lottando tra la vita e la morte. Li abbiamo affidati a medici molto competenti e strutture di eccellenza per poterli salvare tutti.

Se puoi aiutarci anche con un piccolo contributo per le spese veterinarie, noi e gli angeli di Yulin te ne saremo molto grati. Grazie!

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