E’ una decisione drastica quella che hanno preso lo scorso 14 giugno i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention): sarà vietato, a partire dal 14 luglio e per un anno, l’ingresso ai cani provenienti da oltre 100 nazioni, tra cui anche la Cina. Si direbbe che le tensioni geo-politiche tra i due Stati (America e Cina), avversari da decenni sul piano economico e commerciale per la predominanza a livello mondiale dei reciproci business, finiscano per recare ulteriore danno su degli animali già parecchio svantaggiati e in continuo pericolo di vita.

La motivazione, si legge sul sito ufficiale dell’Agenzia sanitaria statunitense, è il timore che venga reintrodotto negli Stati Uniti la rabbia, malattia letale per i cani, ma anche per gli uomini che potrebbero venire infettati da animali malati. La rabbia negli States è stata debellata nel 2007, mentre in paesi asiatici e africani, dove la salute pubblica non è assicurata dai rispettivi governi, si contano ogni anno migliaia di morti tra gli umani.

Questa decisione rappresenta una reale catastrofe per gli animalisti che operano in territori quali la Cina per strappare dalla morte tante vite di cani dai macelli e dai mercati aperti tutto l’anno. La diretta conseguenza in questi territori sarà che soprattutto i cuccioli non potranno più essere salvati (o con maggiori difficoltà), dato che si dovrà rispettare l’età minima di 6 mesi per spostarli dal paese in cui viene salvato ad un’eventuale negli States; periodo minimo comunque necessario per la profilassi delle vaccinazione standard.

Di risposta alla notizia che si è diffusa a macchia d’olio negli ambienti della difesa dei diritti degli animali, in tutto il mondo si stanno organizzando petizioni e raccolte firme di protesta contro questa disposizione. Noi di Apa, non operando in America, non ci occuperemo direttamente della incresciosa faccenda che colpisce tanti colleghi in tutto il mondo, ma invitiamo i nostri sostenitori a scrivere una lettera di protesta (in inglese, cordiale e senza offese) all’indirizzo dell’ufficio ‘animali’ della CDS americana: cdcanimalimports@cdc.gov, spiegando che una legge così stringente colpisce oltre agli importatori e allevatori disonesti, gli animalisti di tutto il mondo che fanno salti mortali per salvare la vita prima e recuperare la salute poi, di migliaia di animali, assicurandosi sempre che viaggino nel pieno rispetto della legislazione locale dei Paesi adottanti.

Una disposizione così tranchant, insomma, non può colpire, insieme con i cattivi, chi salva vite a scapito della propria.

Noi di APA ci auguriamo che presto i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie correggano questa disposizione, dando la possibilità alle organizzazioni animaliste operanti negli Stati nel mirino di questa legge, di avere un corridoio preferenziale e di poter fare entrare, per essere adottati, anche in America, i cani salvati dal dog meat trade e dall’inferno di città come Yulin.

Fonte: https://www.nytimes.com/2021/06/14/us/international-dogs-ban-rabies.html

Credito foto: Noel Celis/Agence France-Presse — Getty Images

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