Ormai è assodato: come altre epidemie e pandemie che hanno fatto strage tra la popolazione umana negli ultimi 70 anni, anche il virus della Sars-Cov 2 ha origine animale. Si è verificata cioè quella che in medicina si chiama ‘zoonosi‘, fenomeno di diffusione dei patogeni internazionalmente conosciuto come ‘spillover’, il salto di specie di un virus da un animale selvatico all’uomo, passando il più delle volte da un animale ‘domestico’, spesso di allevamento. Lo aveva previsto nel suo libro dal titolo profetico ‘Spillover’, già dieci anni fa, David Quammen, il giornalista, scrittore e divulgatore scientifico, definito per questo motivo «profeta del covid-19».

In realtà c’era poco da profetizzare, lo ha dichiarato lo stesso Quammen in diverse interviste: dieci anni fa non aveva fatto altro che ascoltare cosa dicevano gli scienziati già all’epoca. Più di recente, indagini commissionate da alcuni Stati europei, le stesse ricerche dell’Oms e altri studi indipendenti di epidemiologi e scienziati nel mondo, avevano già lanciato i loro allarmi circa l’alto rischio di mutazione, di diffusione e diffusione di uno dei circa 850 virus che dagli animali selvatici avrebbe potuto fare ‘il salto’ evolutivo e infettare in modo devastante l’uomo; come poi è effettivamente successo purtroppo.

Di recente, proprio una puntata di ‘Indovina chi viene a cena’, di Sabrina Giannini è stata dedicata proprio a questo tema; puntata dedicata allo spillover e dal titolo molto esplicito di ‘Il virus è un boomerang’.

Ampiamente dimostrato è anche il fatto che il focolaio di diffusione del Coronavirus sia stato un cosiddetto ‘wet market’, nello specifico quello di Wuhan, nella Cina Occidentale, una delle tante province della Cina dove una miscela micidiale di vecchie ‘tradizioni’, tenute in vita da credenze fuori tempo massimo (che la carne di cane sia salutare, ad esempio) e arretratezza culturale dura a morire, incredibilmente fa sì che ogni anno a partire dal 21 giugno, centinaia di migliaia di creature indifese subiscano l’inferno prima di morire tra atroci sofferenze.

Il Dog Meat Festival che si festeggia da 9 anni a Yulin e di cui in questi anni vi abbiamo testimoniato l’orrore e l’abominio reiterato, è di fatto un ‘wet market’, corrisponde a pieno alle caratteristiche di ogni altro wet market cinese dove, migliaia di animali (tra cui anche molte specie selvatiche) vengono ammassate in gabbie strette, senza cibo e senz’acqua; dove arrivano, nella stragrande maggioranza dei casi, già ammalati o feriti e dove, da lì a qualche giorno verranno macellati nelle peggiori condizioni igienico-sanitarie immaginabili. Altro che cibo sano, altro che tradizione…si vengono a creare tutte quelle condizioni che gli esperti dell’OMS provenienti da tutto il mondo in una missione proprio a Wuhan, nel mese di maggio dello scorso anno, indagando sulle reali cause della fuoriuscita del virus, hanno individuato come il focolaio ‘molto probabile’ dello spillover animale-uomo, escludendo di fatto tutte le altre ipotesi.

APA combatte da anni contro questa barbarie chiamato Dog Meat Festival, un nome festaiolo per uno dei peggiori inferni per gli animali sulla terra creato dall’uomo, di fatto un wet market. Per questo motivo lottiamo da anni perché questo ‘festival’ sia chiuso, finché ogni wet market della terra, di qualsiasi tipo o in qualsiasi regione cinese o di altro luogo, venga eliminato al più presto! Se non ora, quando?

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