Lo scorso 16 dicembre si è infranto il sogno della maggior parte dei cittadini europei di vedere in tutta l’Unione l’uso di animali nei circhi finalmente vietato.

La Commissione Europea ha infatti dichiarato di non poter decidere su aspetti etici della legislazione, ambito che sarebbe di competenza di ogni singolo Stato Membro, e che di conseguenza non è suo compito imporre regole in merito.

Siamo un’UE basata sullo Stato di diritto e i trattati stabiliscono cosa può fare l’UE e cosa devono fare gli Stati membri. Questa questione è una questione etica, che non è di secondaria importanza, ma significa che sono i Paesi che hanno la competenza e l’obbligo di farlo”, ha affermato Janez Lenarcic, il commissario europeo per la gestione delle crisi.

Il 13 ottobre di quest’anno, l’Eurogroup for Animals aveva consegnato alla Commissione Europea oltre 1 milione di firme di cittadini dell’Unione raccolte sulla piattaforma charge.org e aveva portato la questione in assemblea plenaria.

Nonostante la decisione della Commissione abbia deluso molte aspettative, l’aspetto positivo di ciò che è successo è che a livello politico c’è stata una levata di scudi per la difesa di questi animali, spesso appartenenti alle specie in via di estinzione e il riconoscimento che l’opinione pubblica è anch’essa dalla parte degli animali e chiede una legislazione al passo con i tempi.

Dopotutto la mancanza di competenza su questioni ‘etiche’ dietro la quale la CE si è trincerata per evitare di prendere una decisione sacrosanta che coinvolga tutta l’Europa non regge: non si tratta solo di maltrattamento animale per una ragione economica e una forma di intrattenimento appartenenti ai secoli passati, c’è da ricordare – se serve – il periodo storico che stiamo attraversando, flagellato dalle zoonosi che scaturiscono proprio dal rapporto diretto e stretto tra animali selvatici e uomo.

“Accogliamo con favore il forte sostegno trasversale del Parlamento europeo e l’invito alla Commissione a non nascondersi dietro una mancanza di competenza, in quanto diversi motivi potrebbero essere utilizzati per emanare un divieto. Non fermeremo i nostri sforzi fino a quando la CE non agirà per salvaguardare tutti gli animali selvatici attualmente intrappolati per ‘l’intrattenimento’, il loro benessere è una responsabilità europea e faremo sentire la loro voce”, ha dichiarato Reineke Hameleers, CEO Eurogruppo per gli Animali.

Anche l’intervento della nostra Eleonora Evi in plenaria ha sottolineato che l’ostacolo della competenza è un falso ostacolo, in quanto non si tratterebbe solo di ‘maltrattamento animale’ (e di specie a rischio di estinzione), ma di pericolo reale e conclamato per la salute pubblica dei cittadini europei che, soprattutto in questo particolare periodo, è prioritario scongiurare e che basterebbe da solo perché la Commissione Europea ponesse fine allo sfruttamento di animali nei circhi.

Secondo un’indagine recente condotta in alcuni Stati europei l’83% degli intervistati si aspetta che l’UE faccia controlli perché sul suolo europeo non si verifichino maltrattamenti animali. Dei 27 Stati membri dell’UE, solo Italia, Spagna, Francia e Germania non si sono dotati di una legge che vieti spettacoli con animali, mentre Repubblica Ceca, Finlandia e Ungheria lo vietano, ma solo per alcune specie.

 

Non si chiede infatti al mondo circense di estinguersi, anzi di rinnovarsi e valorizzarsi; diventando anche uno spettacolo istruttivo per i più giovani che non vedrebbero più tante specie animali, da quelle domestiche a quelle selvatiche in via di estinzione, addestrati per eseguire numeri denigranti e offensivi della loro etologia. Aspettiamo sempre che la vera civiltà arrivi presto.

 

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