CINA. Mentre a Shanghai, a nord della Cina, con il riaccendersi dell’epidemia da Sars-Cov2, è ricominciata la caccia senza quartiere agli animali domestici delle persone che si sono ammalate (o ammalate nuovamente), a oltre 1.400 di distanza a sud, vicino Hong Kong, tira per fortuna tutt’altra aria.

La metropoli cinese meridionale di Shenzhen, nella provincia del Guangdong, è così diversa da Shanghai nel trattamento degli animali, da aver addirittura aperto un servizio di canile e di cura degli animali domestici di quanti sono costretti a fare una quarantena centralizzata, ossia costretti a casa e a non uscirne o in strutture ospedaliere dedicate.

Un centro molto ampio che consta di un’area di 8.500 metri quadrati totali per 1500 metri quadrati di struttura di rifugio vero e proprio, a pieno ritmo potrà ospitare fino a un totale di 300 animali tra cani e gatti.

È nato nel distretto Guangming di Shenzhen ed è attrezzato internamento con un gabinetto veterinario che si occupa di controllare gli animali in ingresso e durante la permanenza nel centro, mentre la supervisione del rifugio è stato assegnato al mercato della città che si è fatto carico della gestione e della manuntenzione del centro stesso.

E non si tratta nemmeno del primo centro di questo genere: già a metà marzo, nel distretto di Futian, erano sorti due centri di cura temporanea per gli animali di cui le persone ammalate o positive non potevan più prendersene cura per il periodo di guarigione o di quarantena. Oltre 200 animali tra cani e gatti erano stati presi in carico, accuditi e poi riassegnati alle famiglie corrispettive.

Come anticipato, tutt’altra aria tira per cani e gatti rimasti soli nella parte nord della sconfinata Cina: video girati da privati stanno facendo il giro dei social e dei media, denunciando in tutto il mondo come, allontanate le persone risultate positive al Covid, gli animali domestici vengono intrappolati e ammassati in reti attraverso le quali possono a malapena respirare; in altre scene molto più drammatiche si vedono operatori sanitari sopprimere a colpi di badilate dei cani per strada, lasciati liberi dai loro compagni umani che non possono più occuparsi di loro. La situazione di questi giorni in città come Shanghai è drammatica a partire dagli umani, le associazioni umanitarie denunciano un preoccupante picco nel numero dei suicidi, mentre le proteste dei cittadini vengono represse brutalmente.

Quando la Cina riuscirà a trattare alla stessa maniera dignitosa gli animali (e gli umani), a partire da quelli con cui da secoli conviviamo pacificamente, non assisteremo più a queste scene schizofreniche.

Intanto non perderemo occasione di denunciare questi crimini.

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