20 cuccioli di beagle arrivati in Italia per la sperimentazione animale

In questi giorni, molti giornali titolano così numerosi articoli:
A Verona sono arrivati 20 cuccioli di Beagle da usare come cavie per la sperimentazione animale…Sembra di leggere una notizia di un tempo remoto, buio, retrogrado e per fortuna superato. Poi leggi la data di pubblicazione, ‘settembre 2021’ e ti viene il capogiro.

E ti chiedi: davvero nel 2021, nel terzo millennio, dopo che l’uomo ha già messo piede sulla Luna (abbiamo perso il conto), su Marte e i più facoltosi imprenditori della Terra si fanno sparare ogni settimana nei loro missili fallici contro lo spazio, davvero la medicina ha bisogno di imprigionare degli animali per tutta la loro esistenza dentro gabbie, all’interno di stabulari freddi e grigi, per sperimentare su di essi qualsiasi cosa? Dai cosmetici, agli integratori, ai farmaci, al cibo, agli impianti dentali…alle sigarette?

Davvero la scienza ha ancora bisogno di metodi che la maggior parte delle persone comuni, pensatori di ogni epoca e nazione, filosofi e opinion leader reputano immorali ed eticamente riprovevoli? Soprattutto alla luce di una parte sempre più pressante di scienziati che indicano nei metodi alternativi, strumenti più efficaci e predittivi?

Non si capisce allora perché venti cuccioli di Beagle di 4 mesi abbiano raggiunto l’azienda farmaceutica tedesca Aptuit nella sua sede di Verona lo scorso 8 settembre e da dove, dopo una vita di torture indicibile, usciranno molto presumibilmente morti. Tra l’altro il laboratorio di Aptuit è rinomato per la velocità di esecuzione dei suoi test, ciò che significa per i 20 cuccioli maggiori sofferenze e una vita breve fatta solo di torture e isolamento.

Sono tante le associazioni animaliste che a livello locale hanno già protestato davanti ai cancelli della Aptuit e hanno sfilato nelle vie cittadine della città scaligera per manifestare il loro dissenso che ormai rispecchia anche quello della maggior parte della popolazione, dato che un recente sondaggio ha indicato che ben l’84% è contrario alla sperimentazione e appoggia i metodi alternativi, peraltro anche più efficaci (rapporto Italia Eurispes del 2016).

Il dubbio che persiste è che la vivisezione perduri per mere questioni di interesse economico considerato che questi laboratori ricevono ingenti somme di denaro, sia da enti pubblici che da privati, per torturare le cavie nei laboratori. Infatti i cani destinati alla sperimentazione sono sì numerosi (si calcola che la sperimentazioni ne impieghi oltre 600 all’anno), ma a livello globale, si parla di centinaia di migliaia di individui senzienti tra ‘cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o catturati in natura, come il 56% dei primati: in Italia sono quasi 700 mila gli animali usati in laboratorio, oltre 12 milioni nell’Unione Europea‘ (fonte LAV).

Al momento Laura Bocchi, consigliera comunale a Verona, con delega per la tutela degli animali, già attrice fondamentale per la liberazione dei tre macachi usciti dall’Università di Verona (stabulario) lo scorso giugno, grazie all’interpellazione del senatore Filippo Maturi, ha inviato alla Aptuit una serie di quesiti che aspettano un riscontro e che vertono a verificare la regolarità della provenienza dei 20 cuccioli nei loro laboratori, le finalità stesse della loro permanenza e chiedono inoltre che una persona incaricata dal Comune faccia regolari sopralluoghi per verificare la detenzione e i trattamenti a cui verranno sottoposti i cuccioli.

Questo dal lato ‘politico’ della faccenda, il cui intervento di controllo guardiamo di buon occhio e con positività, ma che a noi interessa fino a un certo punto. Noi vogliamo che i cani escano al più presto dalle gabbie di quel luogo di sofferenza e torture e ci muoveremo in ogni modo perché ciò avvenga nel minor tempo possibile.

La vivisezione è una pratica che non ha più ragione di esistere nel terzo millennio e all’interno di società che vogliono dirsi ‘civili’, va relegata senza indugi in un tempo buio e arretrato a cui appartiene da sempre e dove vogliamo ricacciare definitivamente, una volta per tutte.

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Perché é importante rispettare tutti gli animali, anche quelli 'non-carini'

Ci sono ricerche che affermano che l’uomo si è evoluto sviluppando diffidenza e senso di paura verso certi animali, mentre verso altre specie – grandi occhi, naso piccolo, guance paffute – siamo più inclini a ​considerarli​ ‘carini’ e quindi ad avvicinarli con più fiducia. Si spiega perché i bambini istintivamente schiacciano piccoli insetti, in particolar modo i ragni.

Sta a noi adulti spiegare ai nostri figli ​(o nipoti, o piccoli amici) ​che quegli insetti sono del tutto innocui e che meritano, per quanto non li troviamo aggraziati, di vivere ugualmente.

E’ dimostrato, anche, che i bambini a cui è insegnato il rispetto per insetti, pesci e invertebrati, avranno effetti positivi sul loro sviluppo e rispetteranno maggiormente il pianeta​, fino a diventare degli ambientalisti​.

Il tema della necessità di rispettare e proteggere anche gli animali che non rispecchiano i classici criteri del ‘carino’ e del ‘puccioso’, è sentito ​soprattutto ​da​ ​professionisti quali entomologi​,​ biologi ​e ​naturalisti, tanto che due siti molto frequentati quali https://uglyanimalsoc.com/ (del biologo Simon Watt) e https://thebugchicks.com, (Kristie Reddick e Jessica Honaker entrambe entomologhe) insegnano ​ad adulti e​ a bambini​, con sezioni dedicate,​ a immedesimarsi in queste creature; facendo leva sulle analogie e l’empatia, cercano di far crescere nei ragazzi non solo rispetto​ verso pesci un po’ freak e insetti stravaganti​, ma magari anche la voglia di volerli studiare ed esaminare per poterli chissà​, forse​, un domani proteggerli.

I bambini già sanno, infatti, che leoni, tigri, elefanti, cetacei sono a rischio di estinzione, ma è importante insegnare loro, ad esempio, l’importanza fondamentale e la fragilità degli insetti impollinatori, perché ne va della nostra stessa sopravvivenza sulla terra.

 

Infatti, come afferma la Reddick: E solo perché un animale sembra incredibilmente diverso da noi non significa che non sia importante. In effetti, quelle differenze potrebbero rappresentare per noi anche solo un’opportunità di apprendimento.”.

Una strategia utilizzata dalla Bug Chicks per avvicinare i bambini alle categorie di animali non-tanto-carini, è infatti l’empatia: quindi una tela di ragno altri non è che la casa faticosamente costruita da un papà o una mamma per la sua famiglia.

Di modo che la prossima volta a quel bambino non verrà in mente, a cuor leggero, di distruggere la casa di quel ragno perché penserà che se capitasse a lui, non sarebbe una cosa tanto piacevole. Lo stesso discorso si potrà traslare ad altri insetti, quali formiche e scarafaggi…

L’interesse potrà poi estendersi fino a voler conoscere la storia evolutiva di questi animali ‘non bellissimi’, fino a scoprire – come suggerisce Watt nei suoi video – che la nasica ha quel naso per attrarre le femmine, e il pesce blob ha tutto quell’eccesso di pelle per poter sopravvivere alla pressione dell’acqua sotto i 1200 metri dove vive.

Insegnare ai bambini il rispetto di ‘tutte’ le creature sarà utile e interessante, e non solo per loro.

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Mostra Human-Dog inaugurata a Milano e un grande riconoscimento per APA

Quando al lavoro di tutti i giorni si abbina l’impegno per aiutare le categorie di chi è più svantaggiato, si finisce per conoscere persone straordinarie.

E noi Silvia Amodio, fotografa e giornalista di fama internazionale, impegnata in tematiche sociali, ambientali e animaliste, l’abbiamo conosciuta proprio per il comune amore nei confronti degli animali.

Con il suo instancabile impegno, Silvia, da oltre 15 anni scatta fotografie di persone con il proprio animale d’affezione, non solo cani e gatti, ma anche conigli, galline, furetti e tartarughe. Lo scopo è quello di raccontare tutte le sfumature della relazione tra uomo e animale.

Dal 2014 è l’anima della campagna Alimenta l’Amore che consiste in una raccolta permanente di cibo per cani e gatti presso numerosi punti vendita della Lombardia e del circuito nazionale Brico-io. “Attraverso le Associazioni animaliste dei territori abbiamo distribuito oltre 2 milioni di pasti agli animali in difficoltà. Intorno al progetto ruotano anche altre iniziative di carattere culturale che promuovono una corretta relazione uomo-animale, come la collaborazione con Bruno Bozzetto. Da diversi anni il regista realizza un calendario a 4 mani con Silvia Amodio, il cui ricavato va in benficenza.

Ed è proprio il risultato di un’altra attività charity, la vendita delle shopper di Alimenta l’Amore con due foto dell’autrice, che ha portato a un risultato davvero importante, “sono stati raccolti oltre 40mila euro che abbiamo destinato ad Apa per contrastare il randagismo al sud Italia.” ha spiegato Andrea Pertegato, Responsabile della comunicazione Coop.

Silvia Amodio ha così motivato la donazione a favore di APA: “Sono veramente orgogliosa di essere stata parte attiva di questa donazione. Crediamo nell’impegno di Davide in favore degli animali e sono sicura che questo è solo il primo passo che ci porterà a fare un pezzo di strada insieme. Grazie ancora a Coop Lombardia per la fiducia che ripone nei miei progetti e a tutte le persone che ci sostengono. Invito i sostenitori di APA a seguirci sulla nostra pagina IG per essere sempre informati sulle nostre attività di raccolta cibo per i rifugi”.

L’altro progetto, sempre targato Alimenta l’Amore, quello che coinvolge direttamente i milanesi e i loro amici a 4 zampe, è stato appena inaugurato al Castello Sforzesco sabato scorso, 2 ottobre, quando anche noi insieme con il nostro fondatore, Davide Acito, eravamo presenti e parte del parterre dei relatorila mostra Human-Dog, una carrellata di ritratti d’autore, a firma sempre di Silvia Amodio dove sfilavo le più svariate tipologie di pets, tutte molto interessanti, insieme alle rispettive famiglie, oppure con le ‘mamme’ o i ‘papà’ single. Di fatto, di anno in anno – come ha affermato la stessa Silvia Amodio -, il catalogo zooantropologico si arricchisce sempre di più, registrando i cambiamenti sociali legati alla convivenza con gli animali e al rapporto uomo-animale.

Presente al pomeriggio di inaugurazione anche Giovanna Mori, conservatore e responsabile del Castello Sforzesco di Milano, Paola Fossati, garante per la tutela animali del Comune di Milano, Alfredo De Bellis, vicepresidente Coop Lombardia, Irene Sofia, biologa, istruttrice cinofila, Marco Mazzoli, il celebre conduttore di Radio 105 , con sua moglie Stefania Pittalunga, in collegamento da Miami dove vivono con il loro cane Zak e due gattoni. Marco Mazzoli è anche ‘padrino’ della mostra, sua infatti la prefazione del catalogo in vendita presso l’edicola del Castello Sforzesco per tutta la durata della mostra, fino al 7 novembre. Anche questa raccolta è finalizzata alla raccolta di cibo per gli animali dei rifugi.

L’intervento di Davide Acito si è concentrato, invece, sulla presentazione della nuova missione di Apa che il cospicuo contributo di Coop Lombardia renderà possibile; la prima iniziativa su territorio nazionale della nostra associazione che Davide ha voluto annunciare al pubblico presente e alla stampa intervenuta proprio in questa occasione.

Dopo aver ripercorso velocemente le avventure rocambolesche della prima missione – in solitaria – di Davide in Cina per salvare il maggior numero di cani dalle slaughterhouse di Yulin e la successiva fondazione di APA, Davide ha raccontato di come, un paio di anni prima, insieme ai veterinari Giulia Principi e Domenico Tomei – rispettivamente vice-presidente e membro APA -, avessero deciso di trascorrere le loro vacanze al mare in Calabria, sterilizzando un branco di cani di cui avevano già messo in salvo una 60ina di cuccioli. Tornati nella stessa località l’anno seguente, Davide e i due veterinari hanno potuto constatato che il branco di cani era rimasto stabile, nessuna nascita indesiderata e il gruppo di cani rimasto tal quale.

Da quel primo esperimento, l’idea di avviare campagne di sterilizzazione nelle zone più ‘calde’ d’Italia dove il randagismo, endemico più o meno ovunque, rappresenta un vero e proprio pericolo sociale e un rischio sanitario. Come prima area di intervento è stata individuata quella del di Guidonia, tradizionalmente votata alla pastorizia e per questo con una forte presenza di cani pastore che però, non registrati e tantomeno sterilizzati, sono liberi di vagare nelle campagne e di accoppiarsi liberamente, tra di loro o con altri individui liberi. La prima missione APA in Italia avrà dunque i netti contorni di una impresa atta a contenere la riproduzione fuori controllo dei cani pastore, cani tipicamente territoriali e che, difendendo le greggi, sono portati ad essere tutt’altro che socievoli con eventuali ‘intrusi’.

La donazione di Coop Lombardia ci permette di essere realmente operativi e di agire sul territorio, per il bene non solo degli animali, ma dell’intera comunità: i cani saranno registrati e regolarmente microchippati, quindi faranno riferimento ad un proprietario che diventerà il responsabile, anche legale, dell’animale, così da responsabilizzare i pastori detentori di cani pastore. Questi verranno, infine, vaccinati e sterilizzati. Controllare le nascite di questi cani pastore, evitando anche quindi che si incrocino con elementi randagi, significa anche preservare l’integrità di una linea di sangue di cani specificatamente sviluppata ed inserita nelle maglie dell’economia locale e con queste profondamente intrecciati. Presto aggiornamenti circa le prime 120 sterilizzazioni!

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Il 91% degli italiani: i cani sono membri della famiglia

Gli italiani se ne sono resi conto ancora di più durante il lockdown imposto dalla pandemia da Covid-19: amano i loro pets e li trattano come membri a tutti gli effetti della famiglia, riconoscendogli l’aiuto psicologico che hanno ricevuto dalla loro presenza.

E’ quanto emerso da un sondaggio recente voluto da Aisa (Associazione nazionale imprese salute animale) che ha voluto analizzare il rapporto che lega gli italiani a 60 milioni di animali domestici, tra cani e gatti e altri animali che abitano nelle nostre case.

E’ come dire che un italiano su due ha adottato un animale domestico. Secondo il sondaggio, il 67% lo ha scelto per compagnia, mentre il 73% sono quelli che posseggono un pet e non hanno figli. Sono lontani, per fortuna, i tempi in cui gli animali erano considerati soprattutto ‘macchine’ da lavoro; il loro ruolo nella nostra società sta cambiando, diventando sempre di più veri e propri membri delle nostre famiglie e questo secondo il 91% degli intervistati, una percentuale enorme di cui siamo felici.

Il cane è decisamente l’animale da compagnia più amato, per ben il 62% degli intervistati, mentre il 55% gli ha preferito un gatto. Preoccupante invece il dato che dice che il 27% ha acquistato pesci, volatili, roditori e animali esotici. Ancora in troppi finanziano, spesso senza volerlo, un business che procura tanta sofferenza a specie di animali – e la parola ‘esotici’ dovrebbe fare scattare un campanello d’allarme nel cervello – che mal si adattano a vivere in ambienti domestici e latitudini non consone, mentre chi li adotta non è mai sufficientemente preparato, se non per nulla, a rispondere alle esigenze basiche di questi animali.

L’essere umano nasce con un forte desiderio di relazione con gli animali – ha dichiarato l’etologo Roberto Marchesini basti pensare ai bambini. Gli animali compaiono nei fumetti, nelle fiabe, nei giocattoli e da adolescenti i supereroi hanno di nuovo caratteristiche animali come Batman o Spiderman. Tutto questo ci fa capire che l’essere umano è affascinato dal mondo animale e quindi forse in questo periodo semplicemente c’è un maggior interesse verso l’aspetto affettivo, forse ricerchiamo negli animali qualcosa che non abbiamo e che ci manca”. L’etologo lo ha dichiarato in occasione di una intervista all’agenzia stampa AdnKronos.

“Il nostro sondaggio e il confronto con gli esperti rivelano come gli animali domestici siano fondamentali per il nostro benessere, un benessere non solo psicologico – ha spiegato Arianna Bolla, presidente di Federchimica Aisa – sono un aiuto per affrontare la solitudine e un supporto alla socializzazione per più piccoli. Convivere oggi con un animale domestico significa quindi essere responsabile della sua salute, una salute che dobbiamo garantire facendo riferimento ai medici veterinari. Un animale sano equivale a un proprietario sano, è così che realizziamo concretamente il concetto di One Health-una sola salute”. DIchiarazione sempre lasciata alla stessa Agenzia stampa.

E’ importante, aggiungiamo noi, che questo amore sia autentico e sano, fatto di conoscenza dell’animale che si accoglie nelle nostre famiglie, conoscendo le sue esigenze e assicurandogli cure adeguate e sicure in caso di necessità. Sappiamo bene a cosa porta l’acquisto (ahinoi) di getto di animali che poi non si riescono a gestire e che vanno ad ingrossare le fila degli animali abbandonati nei canili e nei rifugi. Una relazione che dovrebbe durare tutta la vita, come tutte le vere storie d’amore.

 

 

Photo by chewy-1p7TrM0LkXc

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WET MARKET ITALIANI

Non lo sappiamo, o non ci pensiamo o non ci abbiamo riflettuto abbastanza. Ma anche in Italia si verificano situazioni del tutto simili ai wet market asiatici che tanto condanniamo e vorremmo chiusi per sempre.

Anche in Italia, soprattutto nei mesi estivi, migliaia di animali esotici e selvatici che mai in natura avrebbero potuto ritrovarsi a pochi centimetri gli uni dagli altri, nelle fiere e nelle mostre-mercato, vengono ammassati gli uni sugli altri, in spazi angusti, senza alcun controllo e per tutta la durata delle manifestazioni.

Nessuno o scarsissimo controllo sulla provenienza degli animali esotici che, catturati nelle aree geografiche di appartenenza (Asia, India o Africa), si ritrovano in gabbie piccolissime o in vaschette di plastica sigillate (!) appena sufficienti a contenerli, mentre nelle gabbie appena più grandi, altri animali mostrano tutti i segni dello stress e della sofferenza a cui sono sottoposti con movimenti stereotipati e forte nervosismo.

Dopo la vendita non va affatto meglio. In una situazione dove l’interesse e l’amore per gli animali maschera malamente un vero e proprio business senza alcun barlume di rispetto per gli animali oggetto di questo interesse malsano, gli animali – trasportati in buste di plastica come la spesa del supermercato – arrivano nelle case di persone del tutto ignare della etologia degli animali.
E così animali che dovrebbero vivere isolati, si possono ritrovare a dover condividere spazi ristretti con altri animali, mentre altre povere creature, che vivrebbero in gruppo, vengono confinati in una teca da sole per il resto della vita, ammesso possano vivere a lungo in una situazione contraria alla loro, essenziale, etologia.

A completare il quadro disastroso e deleterio, cibo improvvisato, ambienti non idonei, manipolazioni inopportune che portano, presto o tardi alla morte di migliaia di questi animali esotici o selvatici, comprati imprudentemente e che, una volta persi, verranno prontamente sostituiti con le prossime vittime, anche queste acquistate nel successivo mercato.

Ma vogliamo ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che non stiamo parlando di oggetti che, una volta rotti, si possono sostituire con modelli più moderni: si tratta di animali, di esseri viventi che non dovrebbero essere ‘oggetto’ di compravendita.

Attendiamo che il Governo italiano possa vietare questi mercati vergognosi, trattandosi anche questi, come i wet market asiatici, di pericolosissime occasioni di diffusione di virus e patologie che possono colpire anche l’uomo, come già successo, e non solo per il Covid-19.

Soprattutto sono luoghi di sofferenza per animali che non si possono costringere a fare i ‘pets’, gli animali da compagnia da un momento all’altro. Abbiamo ancora tanto da imparare da cani e gatti e sulle modalità migliori per rapportarci con loro, non lanciamoci in rapporti con animali esotici di cui non potremmo mai soddisfare le pur minime esigenze, trattandosi di animali che stanno bene solo in natura, nel loro ambiente di origine, a casa loro!

La regola è sempre la stessa: se lasciassimo in pace gli animali, ciò farebbe bene non solo a loro, ma all’umanità tutta.

 

 

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Giornata mondiale del cane: festeggiamoli

Oggi, 26 agosto, è la Giornata mondiale del cane, giornata di festa nata dall’idea di una esperta di animali fra le più conosciute, l’americana Colleen Paige.

Paige ha ideato anche il National Puppy Day (giornata per i cuccioli), il National Mutt Day (dedicato ai cani meticci) e del National Cat Day (la giornata nazionale dei gatti) giornate promosse per sensibilizzare contro il maltrattamento subìto dagli animali e che al contempo invitano alle adozioni responsabili.

Una giornata quanto mai necessaria se, dopo il boom di adozioni durate il lockdown del 2020, questa estate i canili e i rifugi per cani sono tornati affollati di cani abbandonati.

Infatti, la ricorrenza ha, tra i principali obiettivi, la sensibilizzazione contro l’abbandono e la promozione dell’adozione di animali senza famiglia. Si invita inoltre a fare volontariato nei rifugi e a sostenere, con le offerte di materiali e aiuti economici, i numerosi canili che, in Italia, sono distribuiti lungo tutto lo stivale.

Ma non dimentichiamoci dei nostri cani, dei nostri adorati compagni di vita che oggi possiamo festeggiare restituendo loro un po’ dell’affetto incondizionato con cui ci benedicono ogni giorno, assecondando le loro inclinazioni e la loro voglia di stare con noi; perché oggi è la loro giornata e possiamo viziarli, anche più del solito.

Qui alcune idee per una giornata speciale in compagnia del festeggiato (o dei festeggiati):

1) Porta il tuo fedele compagno a 4 zampe a fare attività fisica divertente, in spiaggia, in campagna o in montagna.

2) Insegnagli un nuovo gioco da fare insieme.

3) Compra un nuovo giocattolo al tuo cane

4) Scatta foto al tuo cane e partecipa ai concorsi fotografici dedicati. Oppure prenota fotografi professionisti specializzati in animali domestici per un divertente servizio fotografico. Oppure fai dipingere un ritratto del tuo cane per fermare per sempre una delle sue espressioni più curiose e magiche

5) Regala al tuo cane un nuovo guinzaglio e un collare.

6) Adotta un cane da un canile/rifugio/organizzazione locale.

7) Fai volontariato presso un rifugio e offriti di portare a spasso un cane o di giocarci. Pulisci le gabbie o renditi disponibile ad aiutare i volontari. (da ripetere, volendo).

8) Aiuta un vicino malato o anziano portando a spasso il suo cane.

9) Dona coperte, cibo e giocattoli per il benessere degli animali alle organizzazioni locali.

10) Aderisci ad iniziative per vietare gli allevamenti intensivi.

Ma non dimenticare che ogni cane è a sé, quindi solo tu puoi sapere come festeggiarlo al meglio; consapevole del fatto che per lui, il miglior regalo di sempre è stare con te.

La sua vera festa per lui è ogni sera, al tuo rientro a casa dal lavoro e il tempo che passerete insieme; anche solo guardando insieme un film, mentre lui sonnecchia sulla tua gamba.

Godetevi quei momenti, saranno i più felici per lui, e forse anche per voi.

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IL CANE ANGELO, SIMBOLO DEGLI INCENDI IN SARDEGNA, NON CE L'HA FATTA

Lo aveva chiamato Angelo, dandogli il suo stesso nome, il veterinario Angelo Delogu che lo aveva strappato dalle fiamme nel Montiferru, zona naturale nella provincia di Oristano – centro-ovest della Sardegna – dove a fine luglio è scoppiato un incendio devastante di cui si pagheranno le conseguenze per lungo tempo.

Quando il veterinario lo ha scorto attraverso la fitta nebbia del fumo, le fiamme lo avevano già avvolto completamente tanto che Angelo era stato trovato fermo su di un muretto, impossibilitato a trovare una via di fuga.

Si era diffusa inizialmente – sbandierando il solito vessillo ipocrita dell’animale eroe – la notizia romanzata che il cane non si era voluto allontanare dal gregge sotto la sua custodia -, come effettivamente avevano fatto altri cani nella zona ricca di greggi di ovini, ma la realtà era differente. Noi di Apa lo abbiamo scritto sin dal primo giorno della tragedia del terribile incendio che ha fatto scempio di ettari di boschi e di animali: non ci sono eroi, ma vittime e queste vittime sono per lo più, in questi disastri causati dagli uomini, rappresentate dagli animali.

Angelo ci ha lasciato, dopo aver lottato per giorni contro il dolore terribile alle zampe, al ventre e al muso che avevano riportato profonde bruciature, nonostante i veterinari della Clinica due Mari avessero lottato con lui, medicando più volte al giorno le sue ferite, somministrandogli anticibiotici e antidolorifici.

Si pensava che la storia di Angelo fosse a lieto fine, doveva essere a lieto fine, uno spiraglio di luce e di speranza in tanta devastazione. Gli occhi di chi ama gli animali e ha pregato e sofferto per lui erano puntati su di lui pieni di speranza, gli stessi occhi che adesso non riesco a togliersi dalla testa lo sguardo di Angelo. Uno sguardo puro, disarmante, innocente come quello di un bambino che non conosce il male dell’umanità e la sofferenza.

Angelo ha conosciuto il male, ha provato sulla sua pelle e sulla sua carne il dolore bruciante della follia distruttiva di cui è capace l’uomo, così stupido da distruggere ciò che sulla terra ha di più caro: natura e animali.

Ciao Angelo, corri felice in un mondo migliore, senza più dolore né cattiveria.

Non soffrirai più.

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