Era già successo in Italia nel 2020: per la prima volta un Giudice applicava le leggi dell’affidamento congiunto dei figli di separati a Caronte, un anziano bracco conteso da una coppia ‘scoppiata’. Il cane era stato adottato dalla coppia quando Caronte aveva già 8 anni e quando il cane raggiunge i 13 anni, i due decidono di lasciarsi, mentre Caronte rimane a casa di lei.

Lui cade presto in depressione perché la sua ex-compagna gli impedisce di vedere il cane. Così parte la denuncia e la causa, la legge decide per l’affidamento congiunto di Caronte e lei viene anche multata e costretta a pagare un risarcimento in denaro per i danni morali procurati al suo ex-compagno per avergli impedito di incontrare Caronte.

Di pochi giorni fa, ma a distanza di due anni, una sentenza molto simile è stata emessa per la prima volta in Spagna: un Giudice ha deciso per l’affidamento congiunto del loro cane ad una coppia di separati di Madrid, aprendo anche in questo caso, la possibilità di cambiare l’inquadramento giuridico dei cani (e degli altri animali domestici) quali esseri senzienti e non più come oggetti di proprietà.

La direzione, insomma, sia in Italia che in Spagna è quella verso il riconoscimento dei cani allo stesso livello di figli (che nessuno si scandalizzi, per carità) di cui i due ‘custodi e responsabili’ sono, non solo chiamati a rispondere del mantenimento in toto, ma anche soggetti aventi diritto di cura e affetto verso quell’animale, perché, come ha sentenziato il Giudice di Madrid: «l‘amore che si può avere verso il proprio animale domestico non esclude che l’animale possa ricevere affetto da entrambe le persone».

La sentenza ha deciso, all’atto pratico che Panda trascorrerà un mese da un compagno umano e quello successivo, dall’altro, mentre le spese veterinarie e altre spese del cane, proprio come succede nei casi di affidamento condiviso di un bambino, verranno suddivise tra i due ex partner.

Una sentenza che, come detto, non solo apre alla possibilità di cambiamento di classificazione degli animali da affezione, ma rappresenta anche un passo importante verso il riconoscimento del legale affettivo tra persone e i propri pet che, in sede legale, dovrebbe essere riconosciuto e quindi difeso e preservato.

Altra novità importante di questa sentenza spagnola è il fatto che l’avvocato dell’uomo è ricorso alla Convenzione europea del 1987, ratificata in Spagna nel 2017, per la protezione degli animali da compagnia come argomento per difendere i diritti del suo cliente nei confronti del cane.

«La novità è poter utilizzare la convenzione per evitare di dover definire l’animale domestico come una cosa o una proprietà condivisa e concentrarsi invece sul benessere dell’animale, sul legame affettivo e sulla responsabilità condivisa di prendersi cura di un animale, al di là del l’animale domestico è considerato una proprietà» ha dichiarato l’avvocatessa della controparte. «C’è un legame emotivo che il sistema giudiziario deve riconoscere», ha concluso l’avvocatessa Lola Garcìa.

Credit photo: Anna Shvets

 

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