Cambogia, Phnom Penh. Secondo un sondaggio recente, ben il 90% dei cambogiani sarebbe d’accordo sul vietare la vendita di carne di cane in tutto il Regno.

Un’associazione animalista impegnata da anni in quel territorio a denunciare gli illeciti, i rischi per la salute pubblica e soprattutto il maltrattamento subito dai cani durante il trasporto e la macellazione (la Four Paws) ha condotto un sondaggio d’opinione per permettere alle persone in tutto il Regno di esprimersi riguardo al controverso soggetto se la carne di cane debba essere venduta sul mercato o se piuttosto sia giunta l’ora che sia totalmente vietata.

I responsabili dell’associazione che si prende cura degli animali randagi nel sud-est asiatico, ha detto che i risultati del sondaggio hanno mostrato che il 90% degli intervistati era d’accordo o fortemente d’accordo nel sostenere il divieto della carne di cane, mentre il 6% era dell’opinione che la carne di cane dovrebbe essere venduta perché fa parte della cultura cambogiana. Una situazione che abbiamo ritrovato nella totalità di tutti gli altri Stati asiatici dove è ancora praticata questa macabra usanza culinaria.

In Cambogia il commercio di carne di cane toglie la vita a tre milioni di cani, compresi quelli randagi, ogni anno, e molti cani tenuti come animali domestici vengono rubati per soddisfare la domanda del mercato.

Siem Reap è l’unica provincia della Cambogia che ha preso una posizione ufficiale, vietando il commercio di carne di cane dal mese di luglio del 2020:
“Spero che anche tutte le altre province facciano lo stesso“, ha detto una delle responsabili dell’associazione, aggiungendo che sostengono fortemente l’azione del Dipartimento Provinciale dell’Agricoltura di Siem Reap e che hanno a loro volta il sostegno degli amici del Cambodia Mine Action Center (CMAC) che hanno lavorato duramente per avviare il divieto del commercio di carne di cane.

Il commercio di carne di cane in Cambogia è in chiara violazione di una serie di regolamenti esistenti sotto la legge sulla salute degli animali e la produzione (No. NS/RKM/0166/003), in particolare il capitolo 8 (macelli e igiene), il capitolo 9 (movimento di animali e prodotti animali)“, ha concluso la Four Paws.

Alla fine dello scorso anno, si è anche riusciti a chiudere un mattatoio che macellava 200 cani al giorno; prima di macellarli i cani venivano affogati in delle grosse tinozze piene di acqua. Il proprietario del macello ha ceduto gli ultimi cani presenti nel macello e ha diversificato il suo business che non prevede l’uccisione di animali, grazie anche ad un aiuto economico offerto dalle associazioni animaliste locali.

Il direttore generale del CMAC (Cambodia Mine Action Center), Heng Ratana, ha dichiarato che ha sostenuto la scelta di vietare il commercio di carne di cane nel paese, poiché ha un’unità cinofila in cui i cani aiutano nel rilevamento di mine e UXO (ordigni inesplosi).
Gli stessi cambogiani hanno sempre avuto una doppia posizione culturale e sociale verso il consumo di carne di cane. In molte comunità del Regno, infatti, tradizionalmente non permettono ai bambini o ai membri della famiglia di mangiare carne di cane perché si crede che chiunque mangi carne di cane sia condannato o perda il rispetto nella società, nel villaggio o nella comunità.

Questa pratica deve finire perché i cani sono animali utili che salvano la vita, anche nei campi minati e di battaglia“, ha aggiunto il direttore generale di CMAC.

Ci auguriamo che alla motivazione egoistica che espone i cani stessi al rischio di saltare in aria per bonificare terre dove vivono gli uomini (e che gli stessi hanno reso pericolosi), si aggiunga presto una maggiore consapevolezza empatica e di rispetto verso tutti gli esseri senzienti, a partire da quelli che tradizionalmente, da milioni di anni, vivono con noi all’interno dei nostri stessi nuclei familiari.

Foto Four Paws

 

 

 

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