In questi giorni, molti giornali titolano così numerosi articoli:
A Verona sono arrivati 20 cuccioli di Beagle da usare come cavie per la sperimentazione animale…Sembra di leggere una notizia di un tempo remoto, buio, retrogrado e per fortuna superato. Poi leggi la data di pubblicazione, ‘settembre 2021’ e ti viene il capogiro.

E ti chiedi: davvero nel 2021, nel terzo millennio, dopo che l’uomo ha già messo piede sulla Luna (abbiamo perso il conto), su Marte e i più facoltosi imprenditori della Terra si fanno sparare ogni settimana nei loro missili fallici contro lo spazio, davvero la medicina ha bisogno di imprigionare degli animali per tutta la loro esistenza dentro gabbie, all’interno di stabulari freddi e grigi, per sperimentare su di essi qualsiasi cosa? Dai cosmetici, agli integratori, ai farmaci, al cibo, agli impianti dentali…alle sigarette?

Davvero la scienza ha ancora bisogno di metodi che la maggior parte delle persone comuni, pensatori di ogni epoca e nazione, filosofi e opinion leader reputano immorali ed eticamente riprovevoli? Soprattutto alla luce di una parte sempre più pressante di scienziati che indicano nei metodi alternativi, strumenti più efficaci e predittivi?

Non si capisce allora perché venti cuccioli di Beagle di 4 mesi abbiano raggiunto l’azienda farmaceutica tedesca Aptuit nella sua sede di Verona lo scorso 8 settembre e da dove, dopo una vita di torture indicibile, usciranno molto presumibilmente morti. Tra l’altro il laboratorio di Aptuit è rinomato per la velocità di esecuzione dei suoi test, ciò che significa per i 20 cuccioli maggiori sofferenze e una vita breve fatta solo di torture e isolamento.

Sono tante le associazioni animaliste che a livello locale hanno già protestato davanti ai cancelli della Aptuit e hanno sfilato nelle vie cittadine della città scaligera per manifestare il loro dissenso che ormai rispecchia anche quello della maggior parte della popolazione, dato che un recente sondaggio ha indicato che ben l’84% è contrario alla sperimentazione e appoggia i metodi alternativi, peraltro anche più efficaci (rapporto Italia Eurispes del 2016).

Il dubbio che persiste è che la vivisezione perduri per mere questioni di interesse economico considerato che questi laboratori ricevono ingenti somme di denaro, sia da enti pubblici che da privati, per torturare le cavie nei laboratori. Infatti i cani destinati alla sperimentazione sono sì numerosi (si calcola che la sperimentazioni ne impieghi oltre 600 all’anno), ma a livello globale, si parla di centinaia di migliaia di individui senzienti tra ‘cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o catturati in natura, come il 56% dei primati: in Italia sono quasi 700 mila gli animali usati in laboratorio, oltre 12 milioni nell’Unione Europea‘ (fonte LAV).

Al momento Laura Bocchi, consigliera comunale a Verona, con delega per la tutela degli animali, già attrice fondamentale per la liberazione dei tre macachi usciti dall’Università di Verona (stabulario) lo scorso giugno, grazie all’interpellazione del senatore Filippo Maturi, ha inviato alla Aptuit una serie di quesiti che aspettano un riscontro e che vertono a verificare la regolarità della provenienza dei 20 cuccioli nei loro laboratori, le finalità stesse della loro permanenza e chiedono inoltre che una persona incaricata dal Comune faccia regolari sopralluoghi per verificare la detenzione e i trattamenti a cui verranno sottoposti i cuccioli.

Questo dal lato ‘politico’ della faccenda, il cui intervento di controllo guardiamo di buon occhio e con positività, ma che a noi interessa fino a un certo punto. Noi vogliamo che i cani escano al più presto dalle gabbie di quel luogo di sofferenza e torture e ci muoveremo in ogni modo perché ciò avvenga nel minor tempo possibile.

La vivisezione è una pratica che non ha più ragione di esistere nel terzo millennio e all’interno di società che vogliono dirsi ‘civili’, va relegata senza indugi in un tempo buio e arretrato a cui appartiene da sempre e dove vogliamo ricacciare definitivamente, una volta per tutte.

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